I papà “in gravidanza”

In ambito psicologico, ostetrico, medico, etc., da un lato viene posta sempre maggiore attenzione al ruolo dell’uomo per un armonioso sviluppo del bambino e per il mantenimento di una relazione di coppia sufficientemente stabile, ma dall’altro vengono date ancora scarse attenzioni a ciò che gli succede a livello emotivo durante il periodo della gravidanza della compagna. Eppure non si tratta affatto di una questione di secondaria importanza!

È fondamentale partire da un dato di fatto: l’uomo è fisiologicamente impossibilitato a fare esperienza diretta della gravidanza, ed è quindi per lui necessario il passaggio indiretto attraverso il corpo della partner per avvicinare e cominciare a costruire un primordiale legame con il proprio futuro bambino. Siamo agli albori della costruzione di una relazione a 3 tra madre, padre e bambino, fondamentale per un fluire equilibrato dell’esperienza genitoriale.

Solo a partire dalla pionieristica ricerca di Master e Johnson del 1967 si è cominciato a parlare esplicitamente di questi argomenti, evidenziando  come l’uomo possa provare una serie di disagi e timori riguardanti la donna incinta. E diverse ricerche più recenti sottolineano ancora questioni come la paura di fare male al feto e/o alla partner, o la difficoltà nel comprendere la reale portata di eventuali difficoltà fisiologiche nella donna durante la gestazione.

Da un lato, quindi, il futuro papà può provare un timore diffuso, più o meno giustificato a seconda delle oggettive condizioni di salute di mamma e bambino; dall’altro – e da questi alimentato – emerge anche un atteggiamento generalmente più protettivo nei confronti della partner. A un certo livello, ciò può diventare qualcosa di ansiogeno per il futuro papà, che può reagire secondo diverse sfumature tra l’assunzione totale del carico emotivo della situazione e il sentimento di inadeguatezza, che può portare all’allontanamento emotivo, per paura di non essere in grado di affrontare la situazione.

Tra le principali fonti di preoccupazione maschile si trova spesso un accentuato senso di responsabilità, caratteristico del ruolo tradizionale dell’uomo, per l’assunzione del compito di difesa della coppia madre- bambino e per il mantenimento economico della famiglia: ecco perché  durante l’attesa numerosi padri investono molto tempo ed energie nel lavoro.

Questo investimento verso l’esterno può anche essere un modo per affrontare l’eccessiva preoccupazione del percepire la futura madre molto fragile (nonostante non è detto sia così veramente!): non sapendo come comportarsi, viene scelta la via della fuga.

In molti casi può verificarsi anche una sorta di gelosia nei confronti del nascituro, dettata dalle quantità di attenzioni che catalizza sin dal concepimento.

A livello razionale possono sembrare sensazioni inaccettabili, ma sono invece decisamente comprensibili, e quindi affrontabili. Peraltro ci possono essere anche altre emozioni da cui il futuro papà si senta invaso (come ad esempio l’invidia), e tutte hanno diritto di asilo all’interno della comunicazione di coppia, per il fatto stesso di esistere: non dovrebbero esserci vergogne o chiusure, perché è proprio la delicatezza del periodo a rendere entrambi – pur se in misura diversa – più ricettivi e a tratti vulnerabili.

Per affrontare questa commistione di emozioni e affetti, è molto importante la costruzione di un’atmosfera intima e affettuosa tra i partner, in cui sia possibile la condivisione del delicato momento che si sta attraversando: può servire a ridimensionare i timore dell’uomo, a far sentire la donna più accolta, a trovare nuove forme di comunicazione di coppia dentro e fuori dal letto, a consolidare l’unione.

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