“Ho le mie cose”…

Questa frase racchiude in sé una miriade di significati non sempre così semplici da individuare, soprattutto perché – essendo estremamente indeterminata – lascia libero ciascun ascoltatore di interpretare a proprio piacimento. Ma che effetto fa parlare di qualcosa quando il comunicante non è nemmeno in grado di utilizzare un termine realistico per definire l’oggetto del suo discorso? È molto diverso quando di usano espressioni come “ho il ciclo”, oppure “ho le mestruazioni”… molte persone non apprezzano, come se si trattasse di qualcosa da tenere un po’ nascosto.

Per la cultura occidentale purtroppo frequentemente si tratta proprio di questo: le mestruazioni vengono nascoste, le donne se ne vergognano, e vi reagiscono con un forte senso del pudore, oppure le considerano semplicemente un intralcio. Tuttavia si tratta di una manifestazione fisiologica del corpo assolutamente femminile e valorizzante la creatività generativa della donna! Tanto che nelle civiltà antiche e ancora oggi presso molte culture lontane dalla nostra, il periodo mestruale viene celebrato nella sua sacralità.

Ecco che natura e cultura si intrecciano – o forse nel nostro caso si urtano -, e l’impulso biologico si trova spesso a dover cedere il passo alla necessità che la donna sia innanzitutto efficiente, senza mostrare variazioni corporee o emotive, tantomeno se collegate alla propria fertilità.

Come mai se i cambiamenti ormonali durante il mese sono presenti in tutte le donne, così come anche le contrazioni dell’utero, oppure il lavoro di ovaie e tube, solo alcune mostrano segni di sofferenza a volte quasi intollerabili? Sicuramente ci sono componenti soggettive di funzionamento biologico per niente trascurabili, ma sempre più sia medici sia psicologi pongono l’attenzione sul significato psichico del ciclo mestruale per la donna (tanto che ad esempio in alcuni casi nemmeno la pillola anticoncezionale ha effetti così apprezzabili): ancora una volta ci troviamo a riflettere su quanto gli aspetti fisici siano saldamente intrecciati con quelli psicologici, con reciproche e considerevoli influenze.

Inoltre, il collegamento con gli aspetti che hanno a che fare con la sessualità è importante, in quanto comunque associato con la sensazione profonda che una donna ha di sé, e che necessariamente determina il suo modo peculiare di declinare la propria psico-fisicità.

Così, già dal menarca (la prima mestruazione), si esprimono molte sensazioni che avranno un peso nel modo in cui la donna negli anni vivrà la propria periodica fertilità: vergogna, sensi di colpa e inadeguatezza, disagio e fastidio hanno poco a che fare con la creatività femminile, eppure da subito ogni ragazza ha le proprie sensazioni molto personali.

Alcune donne, verso la fine delle mestruazioni provano una sorta di sensazione di leggerezza, sia fisica, sia mentale. Altre invece rimangono focalizzate soltanto sull’eventuale dolore, o sull’incomodo; basti pensare che ancora circolano leggende metropolitane sull’inopportunità di fare sport (soprattutto acquatici) durante il ciclo.

In realtà, a livello psicologico, molte possono essere le connessioni con alcune sensazioni profonde, evidentemente diverse da donna a donna: l’accettazione o meno della propria femminilità; il rapporto inconscio con se stessa bambina o adulta; un’eccessiva identificazione con un modello maschile improntato al fare; il timore inconsapevole degli aspetti di accoglimento e trasformazione specifici del femminile; un giudizio negativo della sessualità, sentita come possibile fonte di sensi di colpa, e quindi insoddisfacente o inibita; l’inibizione della propria femminilità.

Il ciclo mestruale è un aspetto molto dinamico della vita di una donna, che racchiude in sé simbologie e significati emotivi a volte molto profondi, veicolati non solo dalla cultura di appartenenza, ma anche (e soprattutto) dalla propria interiorità. Ecco perché può rappresentare un evento più o meno integrato nel fluire della vita somatica e psichica, di rilevanza notevole e non riducibile esclusivamente a quei “4 giorni al mese”, che poco dicono, ma molto lasciano immaginare.

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