L’omosessualità NON è una questione sessuologica!

L’orientamento sessuale si definisce come l’esito di complesse interazioni biologiche, psicologiche e sociali, che si concretizza nell’attrazione erotica e affettiva per persone del sesso opposto, del proprio sesso o di entrambi…. Si parla quindi di eterosessualità, omosessualità e bisessualità.

Esso è caratterizzato da una componente corporea – erotica – e una affettiva – sentimentale -.

L’orientamento sessuale si rivela indipendentemente dal genere cui una persona appartiene (o sente di appartenere): quest’ultimo è infatti completamente scollegato dall’”oggetto” verso il quale rivolge le proprie attenzioni sessuali o di cui si innamora.

I primi studi scientifici riguardanti l’orientamento sessuale sono stati portati avanti da Kinsey, che ha concepito un continuum dall’eterosessualità all’omosessualità esclusive, passando attraverso 7 sfumature differenti, in funzione delle singole tendenze individuali.

Recentemente, Margherita Graglia – una psicoterapeuta specializzata sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere – ha proposto questa suddivisione delle componenti sessuali di ciascun individuo:

  • Comportamento sessuale: con chi svolge la propria attività sessuale
  • Attrazione sessuale: chi desidera
  • Fantasie sessuali: con chi immagina di avere rapporti sessuali
  • Preferenza affettiva: di chi si innamora
  • Autodefinizione: come si definisce, ai propri occhi e a quelli degli altri – etero, lesbica, gay, bisessuale? –

Tutto ciò evidentemente rende più complesse – e complete! – le nozioni spesso banalizzanti che circolano nei riguardi del concetto di orientamento sessuale, sia che si consideri l’eterosessualità, l’omosessualità o la bisessualità.

È fondamentale avere ben presente che l’orientamento sessuale può cambiare nel corso della vita, ma non può essere modificato in alcun modo, né attraverso la forza di volontà, né tramite forme più o meno divulgate di terapia (farmacologiche, riparative, etc.).

Già nel 1973, l’Associazione Americana degli Psichiatri ha derubricato l’omosessualità dal manuale ufficiale (DSM) che classifica tutti i disturbi mentali, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha eliminato l’omosessualità come categoria diagnostica (ICD 10).

A questo proposito può essere interessante leggere come l’Ordine degli Psicologi della Lombardia si è pronunciato sul tema delle cosiddette “terapie riparative” (leggi qui), semplicemente ribadito quanto già contenuto all’interno del nostro codice deontologico: lo psicologo deve lavorare in funzione della promozione del benessere dell’altro, astenendosi dall’imporre il proprio sistema di valori, e impegnandosi affinchè le proprie conoscenze scientifiche siano continuamente aggiornate.

L’ Associazione Americana degli Psichiatri ribadisce a più riprese come l’orientamento omosessuale costituisca una forma comune  dell’esperienza umana, e le relazioni lesbiche, gay e bisessuali siano legami naturali.

A differenza di quanto molti – purtroppo – credono, le motivazioni che spingono un omosessuale o un bisessuale a rivolgersi a uno psicologo non sono necessariamente collegate al proprio orientamento sessuale. Le situazioni in cui il tema dell’omosessualità entra con forza nella stanza del terapeuta sono quelle in cui il pregiudizio e le discriminazione sofferti all’interno della famiglia o del gruppo sociale hanno effetti negativi sull’individuo, che non si sente accettato, legittimato a vivere con naturalezza il proprio modo di essere. Ciò può avere effetti molto pesanti sul benessere individuale: si tratta di un vero e proprio stigma, che vede ridurre il concetto di “omosessuale” a una serie di caratteristiche diafane e banali… come se tutti gli individui fossero uguali per il solo fatto di condividere qualcosa! Questa situazione si rivela particolarmente difficile da affrontare in generale per chi debba ancora fare “outing”, e in particolare per gli adolescenti, che stanno già attraversando una fase potenzialmente difficile della propria vita, sia a livello personale, sia sociale.

Queste alcune considerazioni per iniziare a riflettere insieme sul tema dell’orientamento sessuale, e di come esso non possa essere considerato elemento da “sanare” all’interno del setting psicologico, né tantomeno materia di pura consulenza sessuologica.

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